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Introduzione
Da tanti anni mi dedico con passione
all’allevamento del canarino, avendo iniziato a
gestire le mie prime gabbie in tenerissima età, da
mocciosetto in calzoncini corti. La passione per i
volatili mi è stata inconsapevolmente trasmessa –
quasi per "imprinting" – dai miei stessi genitori
nella primissima infanzia, allorché sollevandomi
tra le loro capaci braccia, erano soliti portarmi
a far visita ad un canoro cardellino, alloggiato
in una caratteristica gabbia di legno appesa alle
pareti del grande e soleggiato terrazzo di casa.
Questa "ancestrale" consuetudine mi consacrò, in
men che non si dica, al variopinto e canoro mondo
degli uccelli ornamentali. Ai tempi delle prime
classi elementari ottenni in regalo una coppia di
ciarliere cocorite e – poco dopo – un’altra di
canarini color arancio, da una vecchia zia
paterna. L’attrazione fatale verso penne, piume,
cromie e trilli, risultava così definitivamente
perfezionata! Per diversi anni allevai le due
specie, tassonomicamente tanto distanti tra loro,
quindi optai con estrema determinazione per i
canarini, che curai inizialmente solo per
ottenerne la riproduzione, completamente
all’oscuro di genetica, tipi, varietà, categorie e
quant’altro. Pian pianino, maturarono poi le prime
letture "impegnate" e l’affascinante scoperta
della genetica. L’acquisizione di nozioni tecniche
sempre più specifiche, la conseguente sete di
approfondimento e sperimentazione. Nel 1986, il
primo tesseramento alla A.O.P. di Bari e
l’attribuzione dell’agognato numero di RNA. Per un
paio di anni – da tesserato AOP – ho allevato
soprattutto canarini di colore lipocromici,
conseguendo discreti risultati espositivi e
finanche qualche medaglia, alle mostre della mia
regione. Poi nel 1989 mi liberai di tutti i
lipocromici, per abbracciare con grande impeto di
passione, la selezione del tipo "Nero" che allora
si definiva Nero-bruno. Allevatore del tipo base,
da poco più di cinque anni a questa parte ho
esteso le mie preferenze anche ai tipi aggiunti:
Opale, Pastello Ala Grigia ed ultimamente Onice,
sempre a fattore giallo e bianco.
Esperienza di allevamento
Dopo questo lungo excursus sulla cronistoria
personale della grande passione per il "mal della
penna", eccomi a cercare di centrare l’argomento
di questa mia nota, vale a dire il meraviglioso
canarino di colore Pastello Ala Grigia. La scelta
di questo volatile è stata del tutto casuale.
Selezionando infatti già da anni i tipi base,
avvertivo l’esigenza di aprirmi al nuovo e di
percorrere ulteriori esperienze selettive. Così,
circa un lustro fa, decisi di acquistare dei
soggetti Pastello vecchio tipo, non rendendomi
conto che si tratta di uccellini difficili da
reperire sul mercato, in quanto allevati ormai
molto poco, avendo la massa degli appassionati di
questo tipo dirottato sul più attraente Pastello
Ala Grigia. A rendermi edotto di questa
incontrovertibile realtà, fu l’amico Peppino Vitti
che, valente giudice internazionale del colore,
sono solito spesso consultare, prima di buttarmi a
capofitto in acquisti e selezione di nuovi tipi di
canarino. Così, abbandonata l’idea di procurarmi
l’ormai desueto Pastello ancestrale e condiviso il
giudizio del genetista Canali, che qualifica il
Pastello classico come tipo poco attraente e privo
di irresistibili peculiarità estetiche, contattai
i migliori allevamenti italiani di Pastello Ala
Grigia, nella speranza di imbattermi in persone
oneste, in grado di fornirmi qualche riproduttore
di pregio con cui avviare la costituzione di un
ceppo. Assortii tre linee genetiche provenienti da
altrettanti blasonati allevamenti. Tuttavia, solo
uno dei tre allevatori contattati si rivelò
allevatore con la "A" maiuscola, mentre gli altri
due mi inviarono per spedizione contrassegno dei
soggetti visibilmente mediocri – da loro definiti:
"da lavorare" – e che ad un giudizio privato,
l’amico giudice internazionale valutò mediocri e
basta! Il "da lavorare" era infatti tutto da
verificare, visto che come ornicoltori pratici non
siamo in grado di realizzare l’esame del cariotipo
dei nostri canarini. Magari lo fossimo, immaginate
quante incognite sulla loro genetica verrebbero
definitivamente sciolte. La primavera successiva
il destino si accanì su me ed il mio allevamento e
solo una sorte incredibilmente benevola, ha voluto
che oggi possa continuare a scrivere per amici e
colleghi ornitofili e girare ancora per mostre!
Quell’anno dunque, i miei nuovi Pastello Ala
Grigia si limitarono a riposare in allevamento, le
femmine scodellando decine di uova destinate alla
pattumiera. L’anno successivo – ormai
completamente ristabilito – ecco partire
finalmente la riproduzione del mio nuovo tipo. Il
primo anno i risultati non furono particolarmente
brillanti. Produssi infatti dei soggetti con
scarsissimo effetto Ala Grigia (pochi occhi di
pernice sulla livrea dei maschi; femmine
totalmente prive e per giunta alquanto disegnate).
Pensai allora che neppure quell’eufemistico "da
lavorare" avesse mantenuto la promessa. Erano
tuttavia uccelli con una ossidazione strepitosa e
di taglia molto attraente. Un paio di maschi
esposti alla Mostra Ornitologica di Foggia,
conseguirono un primo e secondo piazzamento in
classifica, rispettivamente con 90 ed 89 punti.
Insomma: non si poteva cantar vittoria, ma non era
neppure il caso di dar via tutto all’uccellaio. La
primavera successiva, esaminai accuratamente il
sottopiuma delle femmine, poiché sappiamo che
l’"effetto Ala Grigia", tra le altre cose che tra
breve analizzeremo, riduce eumelanina nera e
feomelanine, conferendo una tonalità grigio
alluminio alla cromia del sottopiuma del canarino.
Anzi, si vuole che quanto più il sottopiuma del
volatile risulti di tonalità grigio sbiadita,
tanto più dotato delle peculiarità genetiche del
tipo "Ala Grigia", sarebbe il soggetto. Seguendo
questo consolidato criterio valutativo, accoppiai
le migliori femmine con i maschi più ossidati,
recanti qualche occhio di pernice in più sul
dorso, unitamente alla caratteristica diluizione
cromatica tipica, a carico di remiganti e
timoniere. L’anno successivo la progenie allevata
era qualitativamente notevolmente migliorata e
diversi maschi prodotti, presentavano il classico
fenotipo dell’Ala Grigia su tutto il piumaggio. Le
femmine risultavano – al contrario – ancora poco
tipiche. Un anno ulteriore di paziente scelta e di
oculati accoppiamenti e, nel 2001 una nuova
abbondante e finalmente pregevole produzione,
venne a gratificare i miei sforzi di allevatore.
Alcuni soggetti ardesia veramente belli, ottennero
successi espositivi alla mostra internazionale di
Bari ed alla rassegna nazionale Canarini di Colore
di Padova, mente uno stamm in concorso agli
Italiani di Bastia Umbra (Perugia), mi permise di
conseguire con due dei quattro soggetti esposti,
una valutazione individuale da 91 punti! Ero
decisamente sulla buona strada e mi mangiai
letteralmente le mani, per non aver esposto i due
soggetti da 91 punti come singoli, in quanto
avrebbero potuto conseguire agevolmente un
piazzamento in medagliere! Ed eccoci a gennaio
2003, allorché ho esposto al Campionato Italiano
di Follonica (Grosseto) tre singoli bianco
dominante, conseguendo un titolo di Campione
Italiano da 93 punti (il primo del genere mai
ottenuto!) e due 90 punti. Ad ulteriore conferma
del livello di stabilità genetica ormai raggiunto
dal ceppo, da non sottovalutare anche il secondo
posto in medagliere, ottenuto da un maschio
singolo bianco dominante da 92 punti, al 40°
Campionato Italiano di Ornitologia di Piacenza.
Cosa mi ha insegnato l’esperienza di selezione del
canarino di colore Pastello Ala Grigia?
Genetica del tipo
Veniamo al dunque circa la genetica del tipo.
Sappiamo che la semplice mutazione pastello –
comparsa pare negli anni ’50 in un allevamento
belga – è prodotta da un gene maggiore, recessivo
e legato al sesso, che riduce drasticamente il
nero della eumelanina, trasformandolo in grigio
(ad eccezione di becco, zampe, unghie ed iride che
restano ossidati come nel tipo base, se non
addirittura di più), interagendo e modificando
anche le feomelanine. Circa la variante "Ala
Grigia", si parla dell’intervento integrativo di
geni autosomici cosiddetti "modificatori", agenti
in modo additivo al gene maggiore e configuranti
un modello genetico tipicamente quantitativo e
multifattoriale. Mi spiego meglio: i geni additivi
sarebbero responsabili, in sinergia con il gene
maggiore, dell’effetto "Ala Grigia". Questo
consiste, come noto, in una ulteriore riduzione
cromatica delle melanine rispetto al semplice tipo
pastello (la eumelanina nera si trasforma in
grigio alluminio, che si manifesta nei migliori
esemplari, con riflessi metallici), nell’appastellamento
del disegno che, nei canarini veramente tipici
scompare del tutto, e nella comparsa dei
cosiddetti "occhi di pernice", o "lunette" della
livrea: sorta di irregolari sferici pois chiari di
differenti dimensioni, distribuiti nei soggetti
più tipici, più o meno uniformemente su tutto il
piumaggio. I geni additivi agirebbero in modo più
incisivo su un substrato genico particolarmente
ricco di eumelanina e tenderebbero ad accumularsi
progressivamente nel genotipo del canarino
soggetto a mirata selezione per il fattore "Ala
Grigia", rafforzandone progressivamente il
caratteristico effetto estetico-fenotipico. Ciò
spiegherebbe il concretizzarsi della massima
espressione del tipo nei canarini di sesso
maschile, in quanto maggiormente dotati di
eumelanina nera, rispetto alle femmine,
tradizionalmente ritenute più cariche di
feomelanine. Inoltre, la teoria quantitativa dei
geni responsabili di produrre l’Ala Grigia,
risulterebbe confermata anche dalla mia esperienza
di allevamento. Partendo infatti da soggetti
scarsamente tipici e quindi con un patrimonio di
geni additivi modesto, attraverso rigorosa
selezione fenotipica, è stato possibile in capo a
qualche anno, produrre canarini molto tipici,
evidentemente favorendo la concentrazione dei
predetti geni additivi. Voglio qui segnalare, per
dovere di cronaca ed obiettività, anche il parere
dell’amico Peppino Vitti, grande appassionato e
competente studioso di genetica applicata alla
selezione del Canarino, il quale nel corso di un
recente colloquio si è detto convinto circa le
caratteristiche genetiche multifattoriali del Nero
Pastello Ala Grigia, comprensive di caratteri a
trasmissione quantitativa, ma decisamente scettico
circa l’attuale definizione genetica particolare
del tipo, vale a dire la presunta esistenza di una
congiuntura genotipica: gene maggiore + geni
additivi modificatori. Il Vitti arriva addirittura
ad ipotizzare che il tipo Pastello ed il Pastello
Ala Grigia possano essere non l’evoluzione
selettiva della stessa mutazione, ma addirittura
due distinte mutazioni di colore! E motiva questa
sua ipotesi chiamando in causa la mancanza totale
di sperimentazione scientifica di laboratorio, a
supporto di teorizzazioni e valutazioni genetiche,
delle varie mutazioni del canarino avvicendatesi
nei secoli. L’incognita dominante della genetica
del tipo Pastello Ala Grigia resta tuttavia,
secondo me, la diversa espressione dei caratteri
fenotipici relativi alla livrea di questo
affascinante canarino, in relazione ai due sessi.
Negli anni passati era praticamente impossibile
ottenere femmine tipiche, tant’è che la mutazione
veniva ritenuta conferire dimorfismo sessuale.
Oggi questo originale "tabù selettivo" è stato in
parte superato, tuttavia non si può certamente
misconoscere – ed in tal senso fanno fede anche le
mie esperienze di allevamento – che la massima
tipicità del fattore Ala Grigia è certamente
appannaggio dei maschi. Come spiegare allora
questa genetica discriminazione sessuale? Canali,
suggerisce l’esistenza di una forma di dominanza
limitata al sesso. L’amico Alfonzetti ipotizza
l’interazione, nei due sessi, di differenti
influenze ormonali in grado di condizionare una
diversa espressione fenotipica dello stesso
genotipo. Vitti ritiene che se si dovesse
accettare l’ipotesi corrente sul genotipo del
Pastello Ala Grigia, scientificamente peraltro mai
suffragata da sperimentazione di laboratorio, la
maggiore tipicità di taluni maschi potrebbe essere
il risultato di una migliore interazione dei geni
additivi, con il gene maggiore recessivo legato al
sesso portato in doppia dose, nei maschi detentori
del carattere allo stato di omozigosi, sui
cromosomi sessuali (zz). Condizione quest’ultima
impossibile nella femmina, detentrice di un solo
cromosoma sessuale (z) portatore di caratteri
ereditari. Su tali ipotesi incombe poi il già
ricordato dogma circa l’effetto sostanziale della
mutazione Ala Grigia, sul patrimonio eumelaninico
del canarino, con le sue già ricordate intrinseche
discriminanti sessuali. Tuttavia, in chiusura di
questa nota, ribadisco l’opinione del Vitti circa
la necessità di un supplemento di indagine su
questa bella mutazione di canarino melaninico,
ritenendola proficuamente meritevole di ulteriore
approfondimento genetico. E ancora, voglio
ricordare quanto affermato dal giudice
internazionale del colore Alfonzetti, che
definisce il tipo genetico Pastello Ala Grigia: un
mélange di fattori. Affermazione questa rientrante
peraltro in quella più vasta logica generale di
"puzzle genetico", che contraddistingue tutto il
tipo "Nero". Agli amici allevatori consiglio di
accoppiare sempre soggetti Pastello Ala Grigia
molto tipici, a partner che lo siano meno (le
femmine leggermente disegnate – per intenderci –
costituiscono un importante patrimonio da
riproduzione…). E’ notorio infatti che questo
particolare canarino, raggiunta la massima
espressione fenotipica del tipo, si esaurisce in
termini di ulteriori progressi ed aspettative di
selezione, generando progenie progressivamente
scadente nei considerando dello standard. In
relazione inoltre al comportamento quantitativo di
buona parte dei caratteri genetici coinvolti nel
genotipo, è ovvio che l’accoppiamento vada
praticato eminentemente in purezza (omozigosi). Il
ricorso infatti a meticciamenti con il "Nero"
base, avrà l’effetto deleterio di diluire la
carica di poligeni responsabili della ereditarietà
quantitativa del fattore Ala Grigia, attenuandone
nella discendenza le caratteristiche fenotipiche
ottimali, ricercate dallo standard. Circa tutte le
altre modalità di selezione del tipo e di gestione
dei soggetti in allevamento (loro esposizione alla
luce solare ed integrazioni alimentari ai fini
della migliore ossidazione, accoppiamenti dei
soggetti a fattore bianco e giallo, categorie,
ecc.) che non accenno in questa nota –
ripromettendomi magari di scriverne
dettagliatamente in futuro – valgono gli stessi
criteri generali da seguire nella selezione del
tipo "Nero".
Francesco Chieppa
- allevatore amatoriale di nero pastello ala
grigia
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